Marte, trovata la “firma della vita”: depositi di silice a forma di dita

La scoperta. Particolari depositi di silice a forma di dita, trovati sulla superficie di Marte dal rover Spirit della Nasa, presentano ‘sospette’ affinità con simili strutture geologiche modellate dai batteri nelle sorgenti termali più alte della Terra, quelle situate a El Tatio, in Cile.

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Lo hanno notato i ricercatori dell’Arizona State University, che in uno studio pubblicato su Nature Communications si domandano se queste strutture marziane siano dunque la ‘firmà della vita extraterrestre tanto cercata.
Il robot Spirit vi si è imbattuto per caso nel 2007, mentre marciava nei paraggi di Home Plate, una zona di Marte ricca di polvere vulcanica e materiale eroso. A causa di un guasto al motore anteriore di destra, il suo passo era condizionato dalla mobilità mancata della ruota, trascinata a mò di aratro: grazie a questo scavo ‘artigianale’, il rover ha portato alla luce depositi di silice pura circondati da tracce di strutture ricche dello stesso minerale.
Questi depositi a forma di dita presentano molte affinità con le formazioni geologiche del sito cileno, che sono nate per effetto delle rigide temperature notturne e dell’intensa esposizione ai raggi ultravioletti, e sono state poi ‘scolpitè dall’azione di microrganismi. Gli esperti, pertanto, si domandano se l’attività microbica che ha forgiato le ‘dità di El Tatio sia la stessa responsabile delle formazioni marziane di Home Plate. L’onere della risposta sarà forse affidato al prossimo rover che la Nasa invierà su Marte: il lancio è programmato per il 2020 e tra i siti candidati allo sbarco figura proprio Home Plate.

Pensa di avere una banale influenza, ma rischia la vita: “Credevo di morire”

Sembrava una banale influenza, ma Jess Lewin, una ragazza di 19 anni di Plimouth (Regno Unito), ha rischiato di perdere la vita. Dopo aver fatto dei controlli e averla ricoverata d’urgenza, i medici hanno scoperto che era affetta da una grave infezione al sangue, che le ha causato la stepsi, una malattia che per difendere il corpo dai batteri impedisce alle sostanze nutritive e all’ossigeno di raggiungere gli organi.

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“Mi sentivo malissimo – spiega – ero disidratata, avevo le vertigini e non facevo altro che peggiorare. Credevo che stessi per morire”. Quando l’infezione ha raggiunto polmoni, utero e ovaie è anche entrata in coma. E’ stata sottoposta a due interventi, uno dei quali l’ha portata a subire l’asportazione di un’ovaia.
“Sono stata davvero fortunata. L’operazione doveva durare un’ora ma per alcune complicazioni si è prolungata, i medici credevano che sarei morta”, ha spiegato la ragazza. La fase di recupero è stata lunga e difficile da affrontare ma alla fine ce l’ha fatta.

Rosetta ha toccato la cometa: si è spenta per sempre

La sonda Rosetta dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) ha toccato il suolo della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. Subito, come previsto, il computer di bordo e tutti gli strumenti si sono spenti, dopo avere inviato a Terra le immagini più ravvicinate mai viste del suolo della cometa. Rosetta ha inviato anche dati su gas e polveri vicini al suolo, che potrebbero contenere informazioni preziose per ricostruire le origini del del Sistema Solare e, forse, per scoprire molecole alla base dei mattoni della vita.

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Dopo quasi 12 anni di missione, Rosetta ci ha riservato run finale straordinario, con una discesa controllata sulla superficie della cometa 67/P Churyumov-Gerasimenko, calcolato nella zona di Màat. E questa avventura unica parla molto anche italiano. La sonda Rosetta, grazie al supporto dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), è infatti frutto anche della capacità industriale e accademica del nostro Paese.
Il colosso aerospaziale Leonardo ha gestito la progettazione e la realizzazione degli strumenti scientifici sviluppati con l’Istituto Nazionale di Astrofisica, Università Parthenope di Napoli, Politecnico di Milano e l’Università di Padova-Cisas. Intanto per gli scienziati dell’Esa non è semplice prevedere come si evolveranno gli ultimi minuti di vita della sonda, quindi sono tutti col fiato sospeso. Ed è ormai è iniziato il conto alla rovescia per la conferma della fine della missione, prevista dalla sala di controllo principale dell’Esa alle 13,30 circa (11,30 ora di Greenwich).

Il fratello la dichiara morta: da 23 anni dice di essere viva, ma nessuno le crede

Sono trascorsi 23 anni da quando è stata dichiarata morta. Per le autorità del suo Paese, la Turchia, Sevim Hayva, 61enne ormai naturalizzata canadese, non esiste più. Sevim ha provato a dimostrare di essere viva, ma senza successo.
Tutto accadde perché un suo fratellastro, per non essere costretto a dividere con lei l’eredità del padre, è riuscito a far registrare il suo decesso.

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La donna è “viva in tutto il mondo tranne che in Turchia”, come ha spiegato il suo avvocato, Hayrullah Cuhadaroglu.
I genitori di Sevim divorziarono quando lei aveva quattro anni. Lei fu affidata a un’altra famiglia e negli anni si è sposata, ha avuto due figli, ha divorziato ed è andata a vivere in Canada. Il padre, intanto, ha avuto altri due matrimoni e diversi figli. Nel 1993, uno di loro è riuscito a consegnare al capo del villaggio in cui vivevano un falso certificato di morte di Sevim e di un’altra sorellastra.
Dopo molti anni, una terza sorellastra di Sevim è riuscita a rintracciarla in Canada e le ha raccontato il torto che aveva subito, così è cominciata la sua odissea per dimostrare alle autorità turche di essere ancora in vita. Intanto, il capo del villaggio che aveva registrato la sua morte è deceduto a sua volta e questo ha reso tutto più complicato.
Sevim ha esibito certificati di residenza, assicurazioni, dichiarazioni bancarie, passaporti, senza riuscire a dimostrare di essere viva né, di conseguenza, di avere diritto all’eredità di suo padre e di sua madre. Non solo: risultando morta, non è mai riuscita a entrare in Turchia. Solo una volta ci è riuscita, ma è stata subito presa in custodia dalla polizia aeroportuale. Non essendo ‘ufficialmente viva’, tuttavia, la polizia non ha potuto né arrestarla né rilasciarla, così è rimasta per alcuni giorni nell’aeroporto, che si è trasformato per lei in un vero e proprio limbo.
Alla fine Sevim si è rivolta a un giudice di Smirne, che dopo un lungo processo, lo scorso 31 agosto ha fatto annullare il certificato di morte, mentre la procura ha aperto un’inchiesta a carico del fratellastro. Un lieto fine solo parziale, perché per la sorella dichiarata morta come lei, la battaglia per dimostrare di essere ancora viva non ha ancora dato risultati.

Molestie a Sarah Felberbaum, moglie di De Rossi. Il suo ex finisce a giudizio

Nessuno la potrà ripagare per le preoccupazioni e paure vissute, ma per l’attrice Sarah Felberbaum, moglie del calciatore della Roma Daniele De Rossi, c’è una consolazione in vista. Lo stalker, una ex fiamma che la perseguitò per alcuni mesi nel 2014, sarà processato davanti al tribunale di Roma a partire da ottobre. Il pm Silvia Santucci ha firmato la citazione diretta in giudizio per l’indagato,

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Francesco Spadone, un 40enne che, stretto tra la voglia di riconquistare l’attrice e livido di gelosia per la felice storia d’amore che lei stava vivendo con De Rossi, divenuto poi suo marito, ha cominciato a spiarla, appostarsi sotto casa e inviarle sms a raffica.
Sarah Felberbaum, divenuta nota in veste di Livia, la fidanzata del commissario nella serie tv Il giovane Montalbano e per il ruolo nella pellicola La figlia di Elisa – Ritorno a Rivombrosa, in quei mesi era molto intimorita dalle attenzioni dell’ex fidanzato (che arrivò ad appostarsi per fotografarla di nascosto e seguirla in strada) perché era in attesa di Olivia, nata il giorno di San Valentino di quell’anno. L’attrice (e anche conduttrice tv, come in Uno Mattina Estate o per Sky) consigliata dal compagno e padre della bimba, Daniele De Rossi, si decise a presentare denuncia all’autorità giudiziaria affinché il persecutore non la turbasse più. Poi della vicenda giudiziaria non aveva saputo più nulla, rituffandosi nel lavoro e nella vita di coppia.

Il figlio di Michael Douglas esce dal carcere dopo sette anni: “Ora una nuova vita…”

Torna in libertà dopo quasi sette anni di carcere il figlio di Michael Douglas, Cameron, arrestato nel 2010 per possesso di eroina e spaccio di droga. Il giovane, 37 anni, nel corso della sua vita ha avuto parecchi problemi legati alla dipendenza dalle sostanze stupefacenti, ed era già stato arrestato in California nel 2007 per possesso di cocaina.

Michael Douglas, Cameron Douglas

Durante l’ultima condanna ha trascorso ben due anni in isolamento al Maryland’s Cumberland Federal Corrections Institute.
Ora il figlio di Douglas sta progettando di scrivere un libro per raccontare la sua esperienza dietro le sbarre e come il rampollo di una star di Hollywood sia caduto in disgrazia fino ad arrivare alla prigione.