“Non dirmi come fare il mio lavoro”, Barbara D’Urso furiosa in diretta tv

Non c’è appuntamento di Domenica Live che non si rispetti se non scoppia almeno una lite in diretta tv: così è successo anche il 21 maggio, quando a metà puntata, Barbara D’Urso ha intavolato il discorso sull’ostentazione del lusso e sui personaggi più ricchi del panorama italiano collegandosi con Marisela Federici, la contessa venezuelana vedova di Paolo Federici e nota nobildonna dei salotti romani.

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Il confronto è stato acceso sin da subito e Marisela Federici ha voluto mettere in chiaro di aver accettato l’invito della conduttrice di Domenica Live per parlare del suo paese d’origine e di non aver nulla a che spartire con gli ospiti nel salotto di Carmelita e in particolare con Giulia De Lellis.
La replica piccata della conduttrice non è tardata ad arrivare, sono volate minacce in studio e…

Trump rinuncia allo stipendio da presidente. Lo staff: “Chi protesta è pagato”

Da cinque giorni un gruppo di manifestanti sta protestando contro l’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti. “Sono contro di me perché non mi conoscono, ma dico loro di non avere paura, assolutamente”, ha detto il magnate in una intervista alla Cbs. Per il suo staff i manifestanti sono dei “professionisti pagati”. E intanto Trump annuncia nella stessa intervista che rinuncerà allo stipendio prendendo solo un dollaro.

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Lo stipendio da presidente è di 400mila dollari all’anno. “Non ne ho mai parlato, ma la risposta è no – risponde alla giornalista Lesley Stahl, che gli chiede se prenderà lo stipendio – Penso di dover prendere per legge un dollaro, prenderò un dollaro all’anno”. Trump, tra l’altro, sostiene di «non sapere neanche» a quanto ammonti l’indennità per il presidente e lo chiede alla giornalista: “Lei sa quant’è lo stipendio?”. “Sta rinunciando a 400mila dollari”, dice la Stahl. “Non li prenderò”, insiste il presidente eletto.
Da Kellyanne Conway, campaign manager di Donald Trump, le accuse più nette: “È davvero ora che il presidente Obama e l’ex segretario di Stato Clinton dicano a questi manifestanti ‘quest’uomo è il nostro presidente'”.
Donald Trump ha sostenuto in una intervista alla Cbs che la sua elezione non è un ripudio dell’attuale presidenza Obama: “No, penso sia un momento in cui i politici per un lungo periodo di tempo hanno abbandonato la gente, sul fronte del lavoro, della guerra. Abbiamo combattuto per 15 anni… Se Hillary avesse vinto e la mia gente uscisse a protestare, tutti direbbero ‘oh, è terribile'”.
“Sono molto sorpreso di sentire questo, odio sentirlo”, ha risposto il tycoon a proposito delle notizie di insulti razzisti e minacce personali contro le minoranze da parte di suoi sostenitori. “Ma penso si tratti di un piccolo numero”, ha aggiunto.

Il mistero di Sneha: scomparsa l’11 settembre e mai più ritrovata

Sneha Anne Philip, per lo scrittore Jay McInerney, è “la più misteriosa tra le persone scomparse l’11 Settembre”, non avendo lasciato alcuna traccia materiale del suo decesso.
Sneha era una medico americano, di origine indiana, ed è stata vista l’ultima volta il 10 settembre 2001, da una telecamera di sorveglianza, vicino al suo appartamento di Lower Manhattan.

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A causa della vicinanza del World Trade Center e della sua formazione medica, la famiglia crede che perì cercando di aiutare le vittime dell’11 settembre 2001 durante gli attacchi terroristici.
Sono state condotte due indagini su Sneha. La prima da Ron Lieberman, il marito, con l’investigatore privato Ken Gallant, un ex agente dell’FBI, che inizialmente pensarono che la sua scomparsa e la possibile morte fossero estranei agli attacchi, ma in seguito hanno concluso che la morte a Ground Zero fosse comunque il risultato più probabile. Un’indagine della polizia di New York invece, ha approfondito e ha trovato i dettagli di una doppia vita, una storia di problemi coniugali, possibili relazioni con altre donne, difficoltà di lavoro, di alcol e sostanze stupefacenti, così come una accusa penale in corso contro di lei, nei mesi precedenti alla sua scomparsa. Questo li ha portati a concludere che era altrettanto probabile che lei avesse incontrato un destino diverso dalla morte nell’attentato.
Lieberman e la famiglia di Sneha hanno fortemente contestato alcuni dei fatti e molte delle conclusioni del rapporto della polizia, insinuando che la polizia abbia fatto un lavoro povero o addirittura fabbricato alcune delle prove. La sua famiglia ha fatto notare che ci sono molte altre vittime del 9/11 i cui resti non sono mai stati trovati, e nessuna prova fisica è stata trovata per suggerire che Sneha sia stata uccisa negli attentati.
Tuttavia, il 31 gennaio 2008, un tribunale di New York l’ha ufficialmente proclamata come la vittima numero 2751 del crollo delle Twin Towers. In un primo momento si pensò anche che Sneha avesse approfittato della tragedia per fuggire e rifarsi una nuova vita, ma nessun indizio in realtà porta a una conclusione del genere. La sentenza di New York sulla sua morte a Ground Zero non è stata emessa all’unanimità: “Questo è un caso inquietante”, ha scritto il giudice David Saxe. Il problema centrale è infatti la totale mancanza di prove dirette che Sneha si trovasse sul luogo dell’attentato.

L’eroe di Nizza premiato per il suo coraggio non è un eroe. E finisce in carcere

Uno degli ‘eroi’ dell’attentato di Nizza, premiati dalla città per il coraggio dimostrato nel tentare di fermare il camion guidato dal terrorista Mohamed Lahouaiej Bouhlel, è finito dietro le sbarre per violenze contro la sua ex compagna e il datore di lavoro di lei. Lo rivela il quotidiano locale Nice Matin.

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L’uomo, il ventisettenne Gwenael Leriche, è accusato di essersi recato domenica 7 agosto nel bar ristorante in cui lavora l’ex compagna, dalla quale ha un figlio, e di aver «esercitato violenza» su di lei e sul gestore del locale.
Finito in tribunale per direttissima, ha chiesto un rinvio per poter preparare la propria difesa. Il giudice ha accettato di fissare la sua udienza al 12 settembre, ma ha deciso di farlo restare in prigione per pericolo di reiterazione del reato. Leriche è infatti recidivo: era già stato condannato nel 2014 sempre per violenze contro l’ex compagna, ma aveva beneficiato di una sospensione della pena.
Oggi si difende evocando proprio le conseguenze psicologiche di quanto vissuto il 14 luglio, spiegando di non aver dormito per quindici giorni, di essere in permesso malattia dal lavoro e di aver visto peggiorare i suoi problemi con l’alcool. E nel momento in cui gli agenti di servizio in tribunale lo hanno preso per ricondurlo in carcere, ha urlato di aver bisogno di «uno psicologo, non della prigione», lanciandosi andare poi in pesanti insulti verso la sua ex.

Trova una creaturina in fin di vita sulla strada, ecco cosa è diventata oggi

Il giorno che lo ha ritrovato su un marciapiede, non era più grande di un dito mignolo e le probabilità che sopravvivesse sembravano davvero poche, ma il giovane Jeff Longo ha voluto comunque provare a salvare la vita a un cucciolo di scoiattolo volante rimasto solo su una strada di St. Petersburg, in Florida.

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Il giovane l’ha preso con sé e si è documentato su come nutrirlo e proteggerlo, portandolo anche con sé a lavoro nascosto in una tasca pur di non lasciarlo solo un attimo.

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Jeff se l’è cavata molto bene per essere una persona totalmente inesperta sulla cura degli animali, e il cucciolo è diventato un adulto in piena salute chiamato Biscuits.

Hollande paga il barbiere diecimila euro al mese

Una chioma davvero “preziosa” quella del presidente francese Francois Hollande, almeno a vedere lo stipendio del suo parrucchiere personale: ben 9.895 euro lorde al mese, dal 2012. È l’ultimo scandalo politico che si è abbattuto su ‘monsieur le president’, dopo la pubblicazione, da parte del settimanale satirico Le Canard enchaîné, del contratto del parrucchiere personale del capo dello Stato. Si tratta di un contratto di cinque anni – riporta

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Le Figarò, citando il settimanale – per una cifra che è di “appena” 5mila euro in meno rispetto all’indennità mensile dello stesso Hollande (ai quali si aggiungono eventuali indennità di residenza e altri vantaggi familiari). Per giustificare lo stipendio d’oro del parrucchiere, il suo avvocato Sarah Levy ha invocato il ‘pesante carico di lavorò a cui è sottoposto.
«È a disposizione del presidente 24 ore su 24, non si fa mai sostituire da nessuno, tanto che era al lavoro anche quando sono nati i suoi figli o quando aveva un braccio rotto», spiega la legale interpellata dal settimanale. Anche la replica dell’Eliseo, contattato da ‘Le Canard enchaîné’, è sullo stesso tono: «Comincia la sua giornata di lavoro molto presto, con orari molto lunghi, pettina il presidente ogni mattina e quando necessario, ogni volta che deve parlare in pubblico», weekend compreso. Inoltre accompagna il capo di Stato in ogni sua trasferta ufficiale. Insomma, sembra il caso di dire che «se prima erano i denti ora sono i capelli» a mettere Hollande sotto i riflettori. Nel suo libro-scandalo, infatti, l’ex compagna Valerie Trierweiler aveva rivelato che il presidente chiamava i poveri “senza denti”, malcelando un inatteso disprezzo nei confronti dei meno abbienti. L’ennesima vicenda che aveva scatenato polemiche politiche e non solo.