Imprenditrice grazie alle cipolle: ecco come vivere e lavorare grazie ai frutti della terra

Tornare alla vita semplice e vivere dei frutti della terra iniziando un’attività imprenditoriale senza dover abbandonare le radici e il proprio luogo di nascita sembra impossibile oggi come oggi. Antonietta Melillo, mamma 38enne di due bimbi, ha dimostrato che questo progetto di vita è fattibile.

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Residente ad Alife, un paesino in provincia di Caserta di settemila abitanti, ha deciso cinque anni fa di coltivare le cipolle dopo essere stata costretta a chiudere il negozio d’abbigliamento di famiglia. Grazie a lei le cipolle di Alife sono diventate un Presidio Slow Food. “Il mio futuro – racconta ad HuffPost – lo immaginavo diverso, pensavo che avrei portato avanti l’attività di famiglia e invece ho dovuto chiudere perché il paese si stava impoverendo. Con due bambini piccoli per me è stato un momento drammatico”.
Le cipolle sono una specialità di Alife, vera fonte di sostentamento. Questa varietà antica era nota ai romani: si racconta che i gladiatori romani fossero soliti strofinarsi il corpo con le cipolle per rassodare i muscoli e che con i Longobardi, erano usate per barattare affitti e scambiarsi doni. Le sue proprietà aiutano a combattere il mal di testa e a contrastare la perdita di capelli.
Il problema per Antonietta a quel punto era trovare i semi: “Era quasi impossibile trovarli, si stavano estinguendo. Dopo una lunga ricerca ho incontrato una signora di 83 anni che me li ha regalati e dopo poco è morta. Ho capito che dovevo fare presto, prima che di questa coltivazione si perdesse la memoria e anche per lei ho voluto portare a termine questo mio progetto… Molti mi dicevano che con le cipolle non si vive, che nessuno le mangia più, ma alla fine sono riuscita a dimostrare il contrario… In molti hanno seguito le mie orme e hanno incrementato la coltivazione”.

Obama e famiglia, ecco la villa dove viranno ora: vicina alla Casa Bianca, 22mila dollari al mese

E ora cosa farà Barack Obama? Se lo sono chiesto un po’ tutti, ipotizzando un ritorno a Chicago, dove l’ormai ex presidente degli Stati Uniti viveva, lavorava e fu eletto senatore dell’Illinois, o un ritorno alle Hawaii, le isole che gli avevano dato i natali. C’è anche chi, romanticamente, immaginava un viaggio in Kenya, la terra d’origine, dove è anche sepolto il padre naturale. In ogni caso, tutti resteranno delusi: Barack non si sposterà da Washington.

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La famiglia Obama, infatti, andrà ad abitare in una lussuosa villa distante appena tre km dalla Casa Bianca. Il motivo principale riguarda la carriera scolastica di Sasha, la secondogenita di Barack e Michelle: i genitori vogliono che termini il liceo nello stesso istituto. Per questo motivo la famiglia Obama vivrà, in affitto, nella villa di proprietà dei coniugi Joe Lockhart e Giovanna Gray, rispettivamente ex portavoce di Bill Clinton e direttrice di Glamour.
Il costo dell’affitto si aggira intorno ai 22 mila dollari mensili, mentre il valore complessivo dell’immobile supera i cinque milioni di dollari. Non c’è da stupirsi, dal momento che la villa ha una superficie di oltre 750 mq ed è composta da nove stanze da letto, otto bagni, due garage e un ampio cortile.

“Vendo il mio corpo per salvare mia madre ​malata di cancro”: l’annuncio choc sui social

Un annuncio straziante sui social media ha attirato l’attenzione di utenti e stampa. Una ragazza cinese di 19 anni, Cao Mengyuan, ha messo in vendita il suo corpo per ottenere la cifra necessaria a salvare la mamma malata di cancro.
Come riporta il Daily Mail alla ragazza servono più di 50mila euro per sostenere i costi delle cure e di un’operazione che potrebbe salvare la vita alla mamma.

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La sua famiglia non può permettersi la terapia e spiega che l’acquirente può usare il suo corpo quanto e come desidera.
Questo annuncio disperato è stato pubblicato sui social media cinesi e parte da una somma ben precisa, ma si apre anche al miglior offerente. Chi è disposto a pagare una cifra più alta potrà avere il suo corpo e disporne a piacimento. “Tutto ciò che ho detto è vero. Non mi tiro indietro”, ha detto la ragazza, che è la più grande di cinque figli e per questo si sente responsabile.
Alla madre di Cao, contadina da una vita, è stato diagnosticato un cancro della pelle a 45 anni. Ricoverata in ospedale, non ha un’assicurazione medica e ha cominciato a sviluppare gravi infezioni su tutto il corpo.
“Dopo l’operazione, io lavorerò e farò tutto quello che il mio compratore mi chiederà di fare”.

Fabrizio Corona e il “ritorno” con Nina Moric: “Così Carlos ci ha riavvicinati”

“Mio figlio Carlos era in Liguria a festeggiare i suoi 14 anni dal suo migliore amico. La mattina squilla il mio telefono e lo sento strano: “È il tuo compleanno devi essere felice” gli dico. E lui: “Io sono felice solo se posso festeggiarlo con te e mamma”. La stessa cosa ha fatto con Nina”, Carlos Corona, figlio dell’ex re dei paparazzi e di Nina Moric, è riuscito a riunire i genitori in occasione del suo compleanno:

Fabrizio Corona in tribunale

“Due adulti – ha raccontato Fabrizio a “Chi” – messi ko da un bambino speciale. Io e la mia ex moglie non potevamo tirarci indietro e così dopo due anni e mezzo ci siamo incontrati di nuovo. Per amore di nostro figlio”.
I due non si vedevano da tempo (“L’ultimo incontro è avvenuto due anni e mezzo fa, quando ero in carcere, ed è quasi finita in rissa. Da quel momento più nulla. Alla festa io sono arrivato con la mia fidanzata Silvia Provvedi, Nina con il suo compagno Luigi Favoloso”), ma tutto è andato per il meglio: “All’inizio è stato strano. Poi Carlos ci ha preso per mano e ci ha portato in terrazza. In quel momento si è rotto l’odio, lo stupido odio che rovina la vita delle persone e allontana la pace. In quel momento eravamo di nuovo una famiglia. La famiglia che io avevo sognato e distrutto. La famiglia che mio figlio voleva di nuovo per una sera, per sempre”. Le cose in fondo si possono aggiustare: “Ho visto la felicità negli occhi di mio figlio, ma anche in quelli di Nina e nei miei. Ringrazio Nina per questa nuova opportunità. Vorrei che questo giorno segnasse un nuovo inizio per la mia famiglia”.

Kriti, 29 anni, ha salvato quasi 1.000 bambine dal matrimonio forzato: ecco come…

In India, il matrimonio delle bambine con uomini molto più grandi di loro è una pratica (o tradizione) tristemente diffusa. Ma c’è qualcuno che sta lottando per evitare il proliferare di matrimoni forzati e per restituire alle bimbe indiane la spensieratezza che dovrebbero avere alla loro giovanissima età.

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Lei si chiama Kriti Bharti ed è una psicologa e attivista indiana di 29 anni: lei, insieme alla sua associazione Saarthi Trust ha salvato già quasi 1000 bambine dal matrimonio precoce. Pian piano questa è diventata la missione intorno alla quale ruota la sua intera esistenza: in particolare la sua attività è concentrata nello stato settentrionale del Rajasthan, una delle zone con il più alto tasso di matrimoni precoci del mondo.

La sua associazione no profit si occupa di supportare le bimbe salvate dal matrimonio precoce e di fare loro un aiuto per iniziare una nuova vita: in molte zone dell’India questa pratica è vietata ma, soprattutto nelle regioni remote, viene ancora praticata. Una volta convinta la giovane promessa sposa a non andare a nozze, quest’ultima viene emarginata dalla sua famiglia e qui entra in gioco l’associazione: forniscono assistenza psicologica e legale, per permettere loro di essere inserite nuovamente nella società.

“Continuerò a salvare le vittime di matrimoni precoci finché potrò – ha ammesso Kriti -. È una tradizione che deve finire, dobbiamo educare le comunità rurali e insegnare loro che esistono altre strade. Abbiamo il dovere di cambiare”.

Bimbo abbandonato nel bosco per punizione: ecco che ha detto al papà quando lo ha visto

La sua scomparsa e poi in seguito il suo miracoloso ritrovamento hanno attirato l’attenzione di tutto il mondo perché la storia Yamato Tanooka, il bimbo di sette anni abbandonato nel bosco dai genitori per punizione, ha colpito tutti. La famiglia è sotto accusa per negligenza, ma il piccolo ha detto al papà di averlo perdonato.
“Sei un buon papà, ti perdono”, avrebbe detto al genitore dopo i sei giorni di ricerche. E’ lo stesso papà a rivelarlo in un’intervista alla rete tv TBS.

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“Gli ho detto: ‘Papà ti ha fatto passare dei momenti così difficili, mi spiace’ – ha raccontato il 44enne Takayuki Tanooka, cercando di trattenere le lacrime – E allora mio figlio mi ha detto ‘sei un buon papà, ti perdono’”.
Nessuna conseguenza penale per l’uomo e sua moglie, ma interverranno comunque i servizi sociali. L’abbandono risale al 28 maggio scorso dopo che il bambino aveva lanciato alcune pietre contro auto e persone. I genitori hanno deciso di punirlo abbandonandolo nel bosco per poi tornare qualche minuto dopo e non trovarlo più.
Il piccolo Yamato è stato trovato sei giorni dopo in una baracca per esercitazioni dell’esercito giapponese, a 7 km da dove era scomparso. Un soldato che doveva fare dei lavori è entrato e ha visto il bambino. Gli ha chiesto se era Yamato e quello ha risposto sì. Poi ha detto che aveva fame, e il militare gli ha dato acqua, pane e polpette di riso. Yamato era in buona salute, solo un po’ disidratato e con qualche graffio. Ai soccorritori ha detto di aver camminato per le montagne fino a che ha trovato la baracca.
Adesso il piccolo sta bene ed è stato dimesso oggi dall’ospedale di Hakodate, dove era stato ricoverato.