Mamma passeggia nel bosco e vede un fantasma. Gli amici: “No, è Bigfoot”

Maxine Caulfield, 49enne mamma di un bambino, durante una passeggiata con i cani ha fatto un incontro davvero inquietante.
Accade nella foresta di Slieveanorra, in Irlanda del Nord. Come riporta il Mirror, la donna stava facendo giocare i suoi cuccioli, quando i due animali hanno drizzato le antenne, attratti da una strana presenza.

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La donna incuriosita si è avvicinata e ha immortalato una scena davvero raccapricciante. Nella foto infatti sembra di vedere un fantasma. Nel 1942, in quel punto della foresta si schiantò un aereo militare. Morirono 8 delle 10 persone a bordo e Maxine è convinta che nella foto sia ritratto lo spirito di uno dei passeggeri.
Ma quando ha mostrato lo scatto ad altre persone, le hanno fatto notare che l’immagine è molto più somigliante a Bigfoot, una leggendaria creatura scimmiesca che vivrebbe nelle foreste. Resta il mistero…

Va in ospedale per una colica, ma partorisce a 48 anni: «È un dono del Signore»

Alle 6 di mattina si sveglia di soprassalto con dei lancinanti dolori alla schiena e al ventre. Immagina sia in preda a un attacco di calcoli e chiede al marito di accompagnarla al pronto soccorso. Venti minuti dopo, la donna di quarantotto anni di Grazzanise, che immaginava non fosse più fertile, arriva alla clinica Pineta Grande e i sanitari scoprono che è incinta, e che è in corso il travaglio. Quindici minuti dopo nasce una splendida bambina, Maria Pia, in perfetta salute.

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Maria Stasio, questo ilnome della mamma, è sposata da otto anni. In tutto questo tempo aveva provato più volte a rimanere incinta, ma i ginecologi le avevano dato poche speranze, perché non più fertile. Peraltro, da qualche mese era andata anche in menopausa e quindi non aveva più il ciclo. «Altre volte avevo avuto ritardi – dice la neomamma commossa – poi facevo il test e rimanevo sempre delusa. Questa volta non ho provato, perché avevo quasi perso le speranze. È invece, il Signore ha voluto farmi questo magnifico regalo».

Violenta una donna poi si giustifica: “Pensavo piangesse per le dimensioni dei miei genitali”

Passa la nottata ubriacandosi e drogandosi, poi violenta una donna. Daniel Green, un agente di cambio inglese di 26 anni, è stato condannato a 6 anni di carcere per lo stupro di una donna di 29 anni dopo aver abusato di lei in una notte di sballo.
Il caso ha avuto una notevole risonanza e ha scioccato l’opinione pubblica per quello che però ha detto l’uomo cercando di giustificarsi dalle accuse.

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Green ha ammesso di aver notato che la donna piangeva durante l’atto sessuale ma ha detto di aver pensato che fosse a causa delle dimensioni, a suo dire quasi eccessive, del suo pene.
«Stavo ballando tra i tavoli, quando mi sono accorto di questa ragazza che dormiva sotto una scrivania. Mi ha detto che non aveva soldi per il taxi che l’avrebbe dovuta portare a casa», così ha raccontato l’uomo, come riporta il Sun. Ha ammesso di aver avuto un rapporto sessuale con lei negando però la violenza. «Forse era per il mio pene che le ha fatto male. Ho sempre delle difficoltà quando si tratta di avere rapporti sessuali con le ragazze. Problemi di penetrazioni, intendo».
«Era orribile, così mi sono messa a piangere. Non riuscivo neanche a scappare, ma ad un certo punto lui si è fermato e dopo un po’ ha detto ‘Oh, merda, eccola che piange’. Solo allora mi si è tolto di dosso. Ero solo sconvolta. Poi lui se n’è andato molto velocemente», così ha invece raccontato le 29enne in sede di processo, affermando di aver più volte detto di no, e di essere stata violentata.

Il fratello la dichiara morta: da 23 anni dice di essere viva, ma nessuno le crede

Sono trascorsi 23 anni da quando è stata dichiarata morta. Per le autorità del suo Paese, la Turchia, Sevim Hayva, 61enne ormai naturalizzata canadese, non esiste più. Sevim ha provato a dimostrare di essere viva, ma senza successo.
Tutto accadde perché un suo fratellastro, per non essere costretto a dividere con lei l’eredità del padre, è riuscito a far registrare il suo decesso.

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La donna è “viva in tutto il mondo tranne che in Turchia”, come ha spiegato il suo avvocato, Hayrullah Cuhadaroglu.
I genitori di Sevim divorziarono quando lei aveva quattro anni. Lei fu affidata a un’altra famiglia e negli anni si è sposata, ha avuto due figli, ha divorziato ed è andata a vivere in Canada. Il padre, intanto, ha avuto altri due matrimoni e diversi figli. Nel 1993, uno di loro è riuscito a consegnare al capo del villaggio in cui vivevano un falso certificato di morte di Sevim e di un’altra sorellastra.
Dopo molti anni, una terza sorellastra di Sevim è riuscita a rintracciarla in Canada e le ha raccontato il torto che aveva subito, così è cominciata la sua odissea per dimostrare alle autorità turche di essere ancora in vita. Intanto, il capo del villaggio che aveva registrato la sua morte è deceduto a sua volta e questo ha reso tutto più complicato.
Sevim ha esibito certificati di residenza, assicurazioni, dichiarazioni bancarie, passaporti, senza riuscire a dimostrare di essere viva né, di conseguenza, di avere diritto all’eredità di suo padre e di sua madre. Non solo: risultando morta, non è mai riuscita a entrare in Turchia. Solo una volta ci è riuscita, ma è stata subito presa in custodia dalla polizia aeroportuale. Non essendo ‘ufficialmente viva’, tuttavia, la polizia non ha potuto né arrestarla né rilasciarla, così è rimasta per alcuni giorni nell’aeroporto, che si è trasformato per lei in un vero e proprio limbo.
Alla fine Sevim si è rivolta a un giudice di Smirne, che dopo un lungo processo, lo scorso 31 agosto ha fatto annullare il certificato di morte, mentre la procura ha aperto un’inchiesta a carico del fratellastro. Un lieto fine solo parziale, perché per la sorella dichiarata morta come lei, la battaglia per dimostrare di essere ancora viva non ha ancora dato risultati.

“Mia moglie ha un tumore, lascio il basket per starle vicino”: l’amore prima di tutto

La gioia dell’arrivo di un figlio stroncata dalla notizia più drammatica: «Sua moglie ha un tumore al cervello». E poi quella prova d’amore che lo rende ancora più campione, sul campo e nella vita: Jrue Holiday, 26 anni, giocatore di basket con i Pelicans a New Orleans ha deciso che salterà la prima parte della stagione per stare vicino alla moglie, Lauren Cheney, ex stella della nazionale Usa di calcio, conosciuta ai tempi di Ucla e sposata nel 2013.

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«Il basket è importante ma la famiglia, ovviamente, viene prima di tutto», ha detto senza mezzi termini Holiday. Perciò, d’accordo con il club «che ha mostrato massima disponibilità e comprensione», ha deciso di prendersi «un periodo indefinito di aspettativa».
La storia d’amore di Lauren e Jrue sembra un film, si conoscono ai tempi dell’universitrà, tutti e due bellissimi e innamorati dello sport, di cui condividono successi e sacrifici. Poi si sposano e finalmente il coronamento di un sogno: l’arrivo della prima bimba, una femminuccia. Ma qualcosa a giugno va storto. Quando Lauren è incinta di 5 mesi, il dramma; un continuo, fortissimo mal di testa costringe la donna a sottoporsi a una risonanza magnetica e l’esito è agghiacciante: tumore al cervello. «Siamo devastati» riesce a dire il marito. La buona notizia è che il cancro, circoscritto alla parte destra, appena sopra la cavità orbitale, è operabile: Lauren verrà fatta partorire il prima possibile, probabilmente a fine settembre, all’ottavo mese, per poi potersi sottoporre all’intervento chirurgico e alla chemioterapia.
Di qui la decisione, la più naturale: Jrue Holiday sta prendendo congedo a tempo indeterminato dal club Nba per prendersi cura di sua moglie. «Stiamo tutti pregando perché il loro primo figlio nasca sano e che ci sia un intervento chirurgico di successo per Lauren», ha detto il direttore generale dei Pelicans.
Lauren Cheney, che si è ritirata dal calcio l’anno scorso, è stata tra i giocatori più rispettati al mondo nel calcio femminile nel corso di una carriera evidenziata da medaglie d’oro olimpiche con la squadra nazionale degli Stati Uniti nel 2008 e nel 2012 e un titolo di Coppa del Mondo FIFA nel 2015. La centrocampista ha giocato in 133 partite per la squadra degli Stati Uniti , segnando 24 gol . Ha giocato anche professionalmente nel NWSL, vincendo un campionato con l’FC Kansas City nel 2015 .
«Continuerò ad allenarmi per conto mio – ha dichiarto il campione dei Pelicans – sperando di tornare il più presto possibile. Cioè quando Lauren e la bambina staranno bene e noi saremo di nuovo una famiglia felice».

Hillary Clinton vince le nomination: sarà la prima donna nella storia a correre per la Casa Bianca

Hillary Clinton è la candidata democratica alla Casa Bianca. Secondo un calcolo fatto dall’Ap, l’ex segretario di Stato ha i 2.383 delegati che servivano per ottenere la nomination. Nel dirsi «lusingata», la Clinton ha invitato via twitter gli elettori a recarsi comunque alle urne oggi nei sei Stati dove si tengono le primarie democratiche: California, New Jersey, Montana, South Dakota, North Dakota e New Mexico.

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«Siamo sull’orlo di un momento storico», ha detto l’ex first lady – che diventa così la prima donna candidata alla Casa Bianca – sottolineando tuttavia quanto sia ancora forte la competizione da parte del collega di partito Bernie Sanders. Che, in effetti, attraverso il suo portavoce ha contestato il calcolo dell’Ap, definendolo «affrettato».