Matteo Salvini a “Mattino 5”: “Si può accogliere, ma con delle regole”

“Accogliere si può, si deve, ma con delle regole: il Papa parla alle anime, io da rappresentante dei cittadini dico che tutta l’Africa in

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Italia non può venire, sennò stanno male loro e male noi”. Così il leader della Lega Matteo Salvini a “Mattino Cinque” commenta le parole di Papa Francesco a Milano.

Fabrizio Corona fuori dal carcere, le prime foto dopo 4 mesi di detenzione

Le prime immagini di Fabrizio Corona fuori dal carcere.
L’ex re dei paparazzi è stato sorpreso da

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“Chi”, in edicola domani, mentre esce sorridente dopo 4 mesi di detenzione dopo la prima udienza del processo che lo vede implicato per intestazione fittizia di beni, frode fiscale e violazione delle norme patrimoniali sulle misure di prevenzione: “fiducioso”, ha dichiarato al settimanale diretto da Alfonso Signorini.

Si laurea con una tesi su Morosini e muore in campo come lui: giocava a calcetto

Angelo Marco Giordano, il giovane docente di educazione fisica di 32 anni stroncato da un malore mentre giocava a calcetto con gli amici si era da poco laureato con una tesi su Piermario Morosini e per uno strano scherzo del destino è morto come lui in campo.

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Giordano si era laureato in Scienze Motorie con una tesi riguardante l’uso del defibrillatore in campo prendendo in esame la morte di Piermario Morosini, centrocampista del Livorno deceduto in campo, contro il Pescara, nel 2012. I compagni avevano pensato a un semplice calo di pressione, ma sul corpo del ragazzo è stata disposta l’autopsia.
Sembra inoltre che in campo, al momento della morte di Giordano, non ci fosse alcun defibrillatore, come invece imporrebbe il Decreto Balducci, che prevede l’utilizzo dello strumento per la ripresa cardiaca per ogni società sportiva. “Il suo destino era lasciare ciò che amava – ha detto il fratello Federico – . Unica consolazione è che è successo mentre giocava a pallone, la cosa che amava più di tutte”.

Rob Stewart, non si fermano le ricerche del sub scomparso: “Speranze al lumicino”

Sono riprese prima dell’alba le operazioni di ricerca di Rob Stewart, il subacqueo appassionto di squali e produttore di documentari famosi nel mondo che è scomparso martedì scorso durante una immersione al largo delle coste della Florida. La mobilitazione di Guardia Costiera, venti imbarcazioni, anche private, elicotteri e decine di persone che perlustrano le spiagge non hanno dato, sinora, il risultato sperato.

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Ricordiamo brevemente l’accaduto. Rob, in compagnia di un altro sub, si era immerso nelle acque al largo delle Florida Keys nell’area di Islamorada in una località denominata Alligator Reef. Rob, canadese di 37 anni, era lì per lavorare al sequel del suo Sharkwater, pluripremiato film documentario di denuncia dedicato alla protezione degli squali che lo aveva portato alla notorietà in tutto il mondo.
Intorno alle 17 del pomeriggio (ora locale) Rob e il suo partner subacqueo erano risaliti in superficie per problemi, sembra, incorsi durante l’immersione. Così, mentre il suo compagno veniva trasferito a bordo della barca d’appoggio in stato semi confusionale, Rob spariva, come inghiottito dalle acque, senza lasciare traccia. Da quel momento sarebbe scattata l’emergenza e la richiesta di immediati soccorsi.
Scartata l’ipotesi di imprudenze da parte dell’espertissimo sub Stewart, si tenta di capire cosa possa essergli accaduto e la temperatura di quelle acque, definita buona anche dalla Guardia Costiera intervenuta sul posto sin dal primo momento, lascia ancora speranze, seppur ridotte, di poterlo trovare ancora in vita chissà dove, chissà come. Le acque di quel braccio di oceano, sono altresi note per la ricca varietà di fauna marina che comprende anche diverse specie di squali potenzialmente pericolosi. Proprio quegli squali che lo sfortunato Rob era venuto a filmare.

“Abbiamo scelto il Wrestling per evitare il matrimonio”, la storia di due giovani sorelle

Diventano lottatrici di Wrestling per fuggire al matrimonio. Babita Phogat e Geeta Kumari sono due giovani sorelle di Balali, un villaggio rurale nell’Haryana, nell’India del Nord, note in tutto il mondo come lottatrici.

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Le due donne hanno scelto un’insolita carriera per il gentil sesso perché non hanno voluto piegarsi alle tradizioni, a volte ottuse, della loro cultura, secondo la quale non avrebbero avuto altra opportunità se non quella di essere mogli e madri.
Come racconta The Guardian le due donne sono state aiutata dal loro papà, Mahavir Singh Phogat, un lottatore amatoriale che avrebbe voluto tanto avere un figlio maschio a cui insegnare il wresling, ma in mancanza di tale ha deciso di andare contro le tradizioni e puntare tutto sulle sue figliole.
«Se non fosse per lui non sarebbe mai successo. Ci ha insegnato che arrendersi non è un’opzione», così hanno raccontato le sorelle parlando della loro storia che è diventata una famosa pellicola di Booliwood.

Pallina contro il raccattapalle, giovane tennista italiana squalificata

Una decisione oltremodo severa, quella di uno dei supervisor del torneo juniores femminile degli Australian Open, che ha squalificato dalla competizione Maria Vittoria Viviani, giovane promessa 17enne del tennis italiano.

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La ragazza, durante il match che la opponeva alla cinese Xin Yu Wang, ha avuto un gesto di stizza ed ha tirato via, senza neanche badare alla direzione, una pallina. In modo del tutto fortuito un giovanissimo raccattapalle è stato colpito al petto dalla pallina lanciata da Maria Vittoria e a nulla sono bastate le immediate scuse della giovane tennista. «Ho detto subito al supervisor che ha sbagliato, la ragazza è molto dispiaciuta ed è uscita in lacrime» – tuona Maria Elena Camerin, responsabile dell’Italtennis femminile Under 18 – «Maria Vittoria è educata e rispettosa dentro e fuori dal campo, si è trattato di un gesto non voluto».